Il mio mondo

Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi. (Richard Avedon)

La fotografia mi ha salvato la vita in un momento in cui non trovavo la mia via, mi ha permesso di aprire gli occhi dell’anima e cominciare a vedere il mondo accettandone anche la lentezza e coltivando la pazienza del respiro.

Ho sempre fatto molte fotografie, ho sempre cercato di tradurre in immagine ciò che vedevo e sentivo in un particolare momento, ma spesso la smania di documentare mi ha fatto perdere di vista la bellezza dell’immagine cercata, il respiro dell’ istante preciso racchiuso in uno scatto, un momento unico scelto fra tante immagini comuni.

All’inizio scattavo in continuazione e tenevo tutto, in un’insicurezza di giudizio molto comune tra i possessori di fotocamera, poi ho iniziato a cancellare ciò che non rappresentava ciò che cercavo di vedere, o che magari a distanza di tempo, una volta persa la sensazione volatile del momento, si rivelava banale immagine, spesso terribilmente scontata.

Gli accadimenti della vita a volte creano dei cambiamenti di direzione che non ci si aspetterebbe mai, e nell’ottobre del 2009 ho avuto la mia svolta repentina, il mio mondo incastrato e in movimento ha perso i suoi ingranaggi, in una frattura che mi ha costretta a affrontare la quotidianità invece che il futuro, e a dimenticare il passato.

E allora ho iniziato a cercare.

A indagare un’alternativa con cui poter affrontare l’esistenza un passo alla volta, un respiro dopo l’altro, godendo di ogni momento.

E di ogni immagine.

 
 

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